La parola empatia deriva dal greco empatéia, da en, dentro, e pathos, sentimento. Significa quindi sentirsi dentro l’altro. Consiste nella capacità di calarsi nei panni altrui ascoltando profondamente il bisogno dell’altro senza anteporre egoisticamente il proprio, ed è focalizzata soprattutto sugli affetti come dice la teoria dell' empatia e la teoria dei neuroni specchio. Nasce da subito nell’individuo e nelle prime espressioni dell'empatia è la dimensione affettiva ad avere il ruolo principale, mentre la dimensione cognitiva non è presente. L'empatia va comunque modulata dato che un eccesso potrebbe implicare uno sforzo eccessivo nella economia della mente e un suo scarso utilizzo potrebbe invece generare delle falle o delle rotture nelle persone, con dei costi concreti eccessivi.La capacità di mettersi nei panni di un'altra personaCon empatia ci si riferisce alla capacità di mettersi nei panni di un'altra persona partendo dai segnali emozionali, dal farsi carico della loro prospettiva soggettiva e dalla condivisione dei loro sentimenti. A livello neurobiologico, l’empatia interessa una particolare categoria di neuroni, chiamati neuroni specchio:Teoria dei neuroni a specchio
La scoperta dell’esistenza dei neuroni specchio, segna una evoluzione che consente di accostare la metodologia con l’Esperienza Immaginativa alle neuroscienze.
Questa metodologia infatti costituisce un’esperienza affettiva che riattiva a livello neuronale nuove connessioni, ripara sul piano simbolico le sofferenze e i disagi presenti nella storia personale, favorendo la messa in contatto con il vissuto di una esperienza (Valtorta, Passerini 2009).
Perciò la scoperta dei neuroni specchio può quindi spiegare fenomeni legati all’empatia, la comunicazione inconscia, l’identificazione proiettiva, i fenomeni legati al transfert e contro- transfert, che sono parte integrante della metodologia. Il sistema dei neuroni specchio infatti consente di modellare il comportamento del prossimo attraverso un meccanismo di simulazione incarnata nel senso che comprendiamo in maniera automatica gli stati altrui senza uno sforzo deliberato.
La simulazione incarnata può generare una consonanza intenzionale, una forma diretta di comprensione del prossimo, per cui l’empatia può essere vista come un aspetto della tecnica dell’immaginario, in cui si può "entrare nello spazio immaginario dell’altro" per comprenderlo, pur mantenendo una certa distanza relazionale.
Infatti, i neuroni specchio si attivano anche quando si riconoscono le emozioni altrui, perché simulano gli stessi movimenti fatti dalla persona osservata (i movimenti mimici facciali) e inviano tali informazioni all’insula, una regione cerebrale interna che serve a vivere alcune sensazioni (come il disgusto), e all’amigdala, centro della paura e della libido ma soprattutto struttura del sistema limbico che permette di codificare le emozioni, aiutandoci ad interpretare lo stato d’animo di chi ci sta di fronte. Pertanto, ci basta guardare il bambino che abbiamo di fronte, per sapere se è felice o triste, e per entrare in empatia con lui. La mancanza di empatia è, inoltre, un tratto di alcuni disturbi di personalità, come il La personalità borderline e le caratteristiche del narcisista.